La tecnologia può davvero ridisegnare l’accesso alla salute? Per Auser Lombardia sì, ma solo se resta al servizio delle persone, delle relazioni e della cura. Durante il confronto dedicato al tema del welfare sanitario e dell’innovazione, Tiziana Scalco (Presidente di Auser Lombardia) ha sottolineato un grande paradosso del nostro tempo: la medicina non è mai stata così avanzata, eppure l’accesso alle cure continua a essere profondamente diseguale. Liste d’attesa interminabili, territori senza presidi sanitari, anziani che rinunciano alle visite per difficoltà di spostamento o per ostacoli burocratici e digitali. "La sfida - ha osservato Scalco - non è soltanto tecnologica: è culturale, organizzativa ed etica. Auser propone un cambio di paradigma, che propone di passare da una sanità frammentata e ospedalocentrica a un welfare di prossimità integrato, multidisciplinare e umano, capace di leggere insieme bisogni sanitari e sociali della persona".
La tecnologia può essere un alleato importante, perché le televisite possono abbattere le distanze, il monitoraggio remoto può aiutare i pazienti cronici direttamente a casa e le piattaforme digitali possono facilitare prenotazioni, referti e prescrizioni; l’intelligenza artificiale, inoltre, può supportare prevenzione e diagnosi precoci, se utilizzata con trasparenza, responsabilità ed etica. "Innovare non significa sostituire il contatto umano - ha aggiunto la presidente di Auser Lombardia -. Significa liberare tempo per l’ascolto, la relazione e la presa in carico delle fragilità. In questo senso portiamo come esperienza concreta quella della teleassistenza e della telefonia sociale sviluppata da Auser Provinciale di Lecco APS ETS, modello che dimostra come tecnologia e prossimità possano lavorare insieme per contrastare solitudine, isolamento ed esclusione sociale".
Grande attenzione è stata dedicata anche al tema del digital divide. La digitalizzazione non deve creare nuovi muri: per questo Auser è impegnata nell’alfabetizzazione digitale delle persone anziane e più fragili, accompagnandole concretamente nell’utilizzo degli strumenti necessari per prenotare visite, richiedere certificati o accedere ai servizi. "La visione proposta da Auser - ha spiegato Scalco - è quella di un welfare come ecosistema connesso, in cui sanitario, sociale, volontariato, istituzioni, pubblico, privato e Terzo Settore collaborano davvero in rete, superando frammentazioni e silos burocratici. Sarà fondamentale sarà investire su formazione multidisciplinare, collaborazione tra tutti gli stakeholder, interoperabilità dei sistemi e, ovviamente, tutela etica dei dati sanitari insieme alla centralità della persona e delle relazioni umane".
Nel corso dell’incontro è stato inoltre evidenziato come il PNRR e la Missione Salute abbiano indicato una direzione importante verso una sanità territoriale di prossimità, pur restando aperte criticità rilevanti: il ritardo nell’attivazione delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità, la carenza di personale e la necessità di costruire un reale lavoro di squadra tra medici, specialisti, infermieri e servizi sociali. "Ridisegnare l’accesso alla salute significa mettere al centro la persona, non la procedura - ha detto Scalco, in conclusione - Perché la tecnologia da sola non cura: curano le competenze, le relazioni e le comunità che sanno prendersi cura delle persone".
Auser c'è!