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CONFERENZA DI ORGANIZZAZIONE AUSER LOMBARDIA (19 E 20 MAGGIO)

RELAZIONE LELLA BRAMBILLA
(Presidente Auser Lombardia)
Conferenza Organizzazione Auser Lombardia
19 e 20 maggio, Centro Congressi Boario Terme


La nostra Conferenza Organizzativa viene dopo quella nazionale e ragiona su quanto in quella Conferenza è stato discusso e deciso, compiendo anche una prima valutazione del lavoro svolto dal congresso regionale del 2013 ad oggi sul versante della cosiddetta “messa in sicurezza” della nostra Associazione.

In questa conferenza, tuttavia, abbiamo soprattutto l’ambizione di riflettere sul significato e sul valore della nostra identità (chiuderemo infatti i nostri lavori domani con il prof. Salvatore Natoli, filosofo di chiara fama) provando infine a tracciare alcune riflessioni per il futuro di Auser.

La Conferenza ha una linea guida forte, un filo rosso che percorre anche gli aspetti più pratici, anche le direttive per operare: rafforzare organizzativamente un'Associazione, l'AUSER, che è plurale per natura, per storia, per accumulazione di esperienze.

Alcune regole comuni, la semplificazione, ma allo stesso tempo la migliore e più precisa definizione dei livelli decisionali, il rigore nella tenuta dei bilanci e delle scritture contabili non sono certo il fine, bensì il mezzo per dare sicurezza, tranquillità, supporto non solo a tutti i nostri circoli territoriali, nella loro varietà e ricchezza, ma anche a tutti i livelli dell’organizzazione.

Questo è ancor più vero per l'AUSER Lombardia, la più grande e articolata delle strutture regionali, ricca di una presenza diffusissima sul territorio, sia sul versante dell'offerta per il tempo libero sia sul versante del volontariato e della cittadinanza attiva.

Tutta l’AUSER ha individuato nel territorio l’ambito della sua azione, il concetto di prossimità come la strada per rispondere ai bisogni delle persone. Confermano concretamente questa scelta le 459 ALA disseminate sul territorio della Lombardia. Resta ancora nei nostri desideri raggiungere l’obiettivo di un Ala ogni comune o meglio “Un’Auser per ogni campanile”, come ama dire Sergio Veneziani.

Vorrei allora riflettere con voi sui caratteri che fondano la nostra identità, il nostro stare insieme, caratteri dei quali dobbiamo avere coscienza piena e anche, avvicinandosi il venticinquesimo dell'AUSER, legittimo orgoglio.
Siamo un'associazione che si è costruita nei suoi ventitré anni di attività una reputazione solida, di serietà ed affidabilità: pare un linguaggio d'altri tempi, ma la reputazione è un valore forte, specialmente in una società frammentata e impaurita come quella attuale.

La reputazione è derivata da un lungo lavoro comune per comune, quartiere per quartiere, un lavoro caratterizzato soprattutto dalla volontarietà, dalla gratuità, dal servizio disinteressato alla comunità, che si basa sulle competenze e sulla professionalità dei nostri volontari, oltre che sulla capacità che abbiamo avuto di costruire legami che hanno determinato un circuito fiduciario all’interno delle comunità locali.

Lavoro, meglio dire lavoro volontario, svolto da oltre 10 mila uomini e donne auser che sono i protagonisti, il capitale vero della nostra associazione e di tutto il volontariato.

Il valore della nostra Associazione non è misurabile solo dal numero dei volontari e delle attività svolte, ma anche dal corpo sociale che nel 2014 contava 79.201 iscritti. Ciò che va sottolineato è l’attaccamento dei nostri soci, in quanto ogni anno rinnovano consapevolmente l’iscrizione all’Auser.

In questi anni abbiamo assistito nella nostra regione a un cambiamento radicale, rispetto alle altre regioni del paese, delle politiche di Welfare volute dalle giunte Formigoni.

Un modello di Welfare che, riducendo molto ruolo e gestione pubblica, ha affermato, a volte in modo anche estremo, la sussidiarietà orizzontale come valore e pratica concreta e ha trasferito la protezione sociale dal pubblico a reti non pubbliche di garanzia e di protezione, attraverso l’affidamento della gestione dei servizi del sociale e del socio-sanitario in tutta la regione a soggetti privati profit, a cooperative, imprese sociali (poche), realtà in cui convivono vocazione e imprenditorialità, accanto a organizzazioni di volontariato e di promozione sociale.

Oggi il Terzo Settore in Lombardia gioca un ruolo di primissimo piano nell’evoluzione dei sistemi di Welfare: infatti, non solo ha occupato lo spazio lasciato libero dal ritirarsi del pubblico, ma ha contribuito a ridisegnare un progetto di trasformazione degli assetti del Welfare stesso (le convocazioni in regione del Terzo Settore sono impressionanti anche solo per il numero di realtà presenti).

Il Terzo Settore è contraddistinto, ormai da diversi anni, da un crescente protagonismo sociale e ha conquistato legittimità e riconoscimento: in questa conferenza non credo necessario ribadire analisi e giudizi sia sui limiti e criticità sia sulle positività formulati in tante occasioni insieme alla CGIL e allo SPI CGIL.

Tuttavia, sicuramente possiamo dire che la strada intrapresa non cambierà, anzi che alla luce delle politiche in atto nel paese si corre il rischio che il “modello lombardo” possa diventare modello per il resto del paese e che sia dunque necessario rafforzare la vocazione solidaristica del Terzo Settore rispetto a quella meramente gestionale ed imprenditoriale.

La crisi economica e sociale di questi anni ha messo a dura prova la tenuta del sistema.
L’ aumento considerevole della domanda sociale è dovuto anche al cambiamento demografico che vede particolarmente accentuata la crescita degli anziani: gli ultra 65enni oggi sono pari al 20,3% (i dati Istat 2013 indicavano 149 anziani ogni 100 giovani - con un indice costante di crescita), dato che si contrappone alla diminuzione di risorse rese disponibili dai comuni per far fronte alla miriade di richieste.
Tutto ciò ha determinato un sensibile aumento di servizi richiesti ad Auser, attraverso il nostro sistema di telefonia sociale Filo d’Argento, vale a dire richieste di sostegno alla domiciliarità e alle situazioni di fragilità degli anziani.
Basti pensare che, pur sapendo che si tratta di dati per difetto, i servizi erogati passano da 340.832 del 2011 a 506.274 del 2014, quindi aumentano del 45%.
La maggior parte di questi servizi si riferiscono ad attività svolte dalle nostre ALA per nome e per conto dei Comuni attraverso la forma delle convenzioni.

Con questa modalità è avvenuto il ridisegno dell’intervento pubblico che coinvolge sempre di più il volontariato, a cui viene avanzata la richiesta di intervenire in diversi ambiti, dall’aiuto alla persona agli ambiti culturale, ambientale, socio-assistenziale ecc.

Stiamo correndo il rischio di svolgere un ruolo di supplenza e non di integrazione all’interno di un ragionamento volto a costruire politiche che coinvolgano numerosi e diversi partner.

Le ALA e il comprensorio devono invece costruire politiche di Welfare in collaborazione e sinergia con gli altri soggetti del territorio, sia nei piani di Zona sia nei diversi tavoli di confronto e/o di partecipazione a progetti che stanno proliferando a livello provinciale, per evitare l’isolamento delle nostre scelte e delle nostre proposte.

Il meccanismo delle convenzioni svolge un ruolo controverso: risentiamo di volta in volta del tipo e della qualità del rapporto instaurato dalle singole ALA con le amministrazioni locali, ma anche dalla disponibilità economica dei bilanci comunali, situazione che impatta direttamente sulla struttura economica delle singole Ala, come si è detto in un recente confronto le convenzioni sono la “bilancia dei bilanci” delle Ala, ossia il fattore che determina il risultato finale dei bilanci.
Ciò che ci preoccupa è la sensazione che non vi sia da parte dei decisori pubblici una visione complessiva integrata del Welfare locale e delle politiche da attuare, ma, molto spesso, solo una pur rispettabile risposta immediata per dare servizi con risorse tagliate drasticamente (i comuni, fra minori trasferimenti statali e patto di stabilità, hanno perso 17 miliardi in quattro anni).

Come pensiamo di affrontare queste criticità?
Abbiamo bisogno di rendere stabile il confronto, la condivisione e l’assunzione delle responsabilità, tra le ala e gli altri livelli dell’organizzazione, nello specifico con il comprensorio, principalmente per quanto attiene la stipula delle Convenzioni, nonché nell’assunzione delle decisioni di aderire a bandi e di partecipare a progetti.

Su questo aspetto, che attiene alla capacità progettuale, all'autonomia dell'Auser e delle sue ALA, alla necessità assoluta di rigore sia nella tenuta dei bilanci sia nelle procedure, occorrono davvero uno stretto coordinamento e l'assunzione di un ruolo di regolazione da parte del comprensorio, che si affianca alle ALA nella stipula di convenzioni e nella partecipazione a bandi e progetti e le supporta nella gestione amministrativa.

Il comprensorio può e deve divenire il soggetto che assicura ai volontari la formazione amministrativa, fiscale, informatica, organizzativa: vengono trattati materie e argomenti molto diversi tra loro ma necessari, anzi in alcuni casi indispensabili a garantire un adeguato funzionamento delle associazioni. In Lombardia, in questi anni, questa prassi è già stata sperimentata con successo.

Abbiamo l'assoluta necessità di integrare le attività delle Ala secondo una logica di prossimità promuovendo l’economia di scala, creando nuove collaborazioni, potenziando le interazioni nella nostra stessa rete, dai punti di ascolto a tutte le Ala con la loro ricchezza e specificità.

Come già dicevo, dobbiamo ridefinire il ruolo del comprensorio che deve assumere sempre di più la funzione di coordinamento delle Ala, deve diventare punto di riferimento per gli aspetti sia organizzativi sia delle politiche dell’associazione: lo scollamento tra i volontari e il gruppo dirigente emerso da diverse nostre indagini necessita di interventi formativi, insieme a momenti di confronto e di socialità.

“Risorsa anziani”, che dalla nascita di Auser è il motore principale della nostra attività di volontariato e di promozione sociale, alla luce delle scelte governative in merito alle pensioni, della situazione economica e sociale che obbliga larga parte dei pensionati ad integrare il reddito da pensione con lavori retribuiti, rischia di prosciugarsi.

E’ questa una preoccupazione diffusa nel gruppo dirigente di Auser, a questo fine è utile leggere alcuni dati del questionario:
il nostro gruppo dirigente è composto da:
54% da volontari che hanno più di 65 anni
26% dei volontari che vanno da 61 a 65 anni
20 % dei volontari ha meno di 60 anni.

È evidente la difficoltà di reperire volontari per consentire l’avvicendamento di quel 54% che per effetto dell’età man mano lascerà l'impegno in Auser.

Che fare?
Dobbiamo ricercare volontari aprendoci ad altri soggetti, giovani e meno giovani, italiani e migranti, che siano portatori di un mix fatto di cultura della solidarietà, di passione, ma anche di competenza ed esperienze professionali.
La riforma del terzo settore in via di definizione, all’Art 5 che interessa il servizio civile propone di istituire il servizio civile universale entro il 2017, quindi di garantire a tutti i ragazzi tra i 18 e i 29 anni (100 mila ogni anno) la possibilità di svolgere questa esperienza. Se pensiamo che oggi sono coinvolti solo 20.000 ragazzi all’anno, si tratta di un cambiamento radicale: una generazione intera potrà fare questa esperienza.

Questa scelta, è auspicabile, cambierà la cultura di questo paese nei confronti del valore del volontariato, chi ad oggi ha provato questa esperienza porterà con sé, nell’arco della propria esistenza, un’attenzione e una propensione a continuare esperienze di volontariato senza dover aspettare la pensione.

È importante promuovere politiche finalizzate ad adeguare scelte e comportamenti che valorizzino il lavoro volontario: queste esperienze devono essere riconosciute nei curricula professionali e fare punteggio nei concorsi pubblici. Occorre introdurre nei contratti di lavoro la possibilità di vedere riconosciute ore di permesso retribuito per svolgere attività di volontariato, così come succede in molti altri paesi del mondo e in alcuni primi accordi integrativi aziendali.
Il volontariato è una esperienza arricchente per le persone che la fanno e per chi riceve l’aiuto.

Il Forum del Terzo Settore ha promosso con grande successo a Roma l’autoconvocazione delle associazioni di volontariato per dare un messaggio forte al paese. Citiamo: “Un volontariato che rivendica la propria identità la propria autonomia, capace di rispondere ai bisogni sociali crescenti del paese, chiede di essere riconosciuto per i suoi valori per la sua azione chiede di giocare un ruolo politico per essere protagonista e contribuire al cambiamento del paese”.

Si apre una sfida culturale nella quale, ritengo, la CGIL possa e debba giocare un ruolo forte: AUSER e CGIL, autonome nella pratica, sono però legate da obiettivi comuni, da storie comuni e soprattutto da un tessuto valoriale fatto di pratiche solidali. Garantire e aggiornare tali scelte è un sfida comune.
A questo fine, ci apprestiamo a firmare i protocolli di collaborazione con CGIL E SPI CGIL.

Ribadiamo con forza la funzione d’indirizzo politico di Auser Regionale nei confronti dei comprensori e delle ALA, associazioni che presidiano il territorio, stabiliscono relazioni e reti utili per la realizzazione del progetto sociale Auser per tutte le età.
In riferimento alle politiche di genere, il gruppo dirigente regionale - nel sottolineare che le donne rappresentano la maggioranza tra chi fa volontariato in Auser, ma non tra chi ha ruoli direttivi - s’impegna a far vivere tali politiche a partire dall’osservatorio, recentemente costituito e a far rispettare i contenuti della delibera nazionale, che prevede la presenza di ogni genere in una percentuale di almeno il 40 per cento e l’alternanza nei ruoli negli uffici di presidenza.
La scelta di Auser Lombardia è quella di una struttura leggera di coordinamento e di servizio che metta a sistema le buone prassi del territorio.
Spetta comunque ad Auser Regionale il ruolo di regia di alcune attività comuni e identitarie quali formazione, progettazione, comunicazione, nonché dei tradizionali supporti e controlli amministrativi e fiscali. La recente istituzione di una figura dedicata all’Audit, all’interno della direzione di Auser, esprime la volontà di un rapporto non solo operativo, ma anche pedagogico nei confronti dei territori.
Infine, la scelta di Auser Nazionale di avvalersi del nuovo sistema informatico, prodotto da GASNET, ci vede impegnati con convinzione e determinazione alla sua realizzazione.

Ritorno, in conclusione, ai nostri caratteri identitari.

Noi dialoghiamo, collaboriamo, ci interfacciamo con cooperative e fondazioni, con le organizzazioni sindacali, con i soggetti organizzati del Terzo Settore in particolare con il Forum del Terzo Settore, conduciamo con loro anche iniziative e battaglie comuni, ma ci caratterizziamo, desidero ribadirlo, come volontari e su questo terreno spendiamo la nostra identità e la nostra attività.

Identità è anche quella che ci viene riconosciuta dall’esterno come conseguenza di ciò che facciamo.
E noi facciamo molto.
Lo dicono i nostri report, i dati del questionario appena illustrati lo confermano.
Aiuto alla persona, volontariato civico, educazione degli adulti, attività ricreative, turismo sociale, visite domiciliari, compagnia telefonica: spaziamo nei vari settori a seconda dei bisogni del territorio e delle nostre peculiarità.
Tuttavia, per noi della Lombardia, è particolarmente identitaria la telefonia sociale, sempre più vivace e aperta a nuove prospettive e direttamente collegata a tutte le attività di aiuto alla persona.

Nell’ultimo anno, anche in conseguenza del rinnovato accordo con Regione Lombardia e con le 14 ASL, la telefonia si è trasformata, diventando prerogativa non solo dei 20 punti d’ascolto, che da noi operano tutti i giorni dalle ore 9 alle 12 e dalle 15 alle18, ma anche di molte Ala, che attraverso il Filo d’Argento attuano il monitoraggio di alcune fragilità e mettono in pratica la compagnia telefonica, come contrasto alla solitudine.
I numeri delle telefonate in entrata e in uscita sono molto elevati, non sempre registrati (basti pensare alle telefonate in uscita fatte per l’emergenza caldo o per altre richieste specifiche delle ASL che non sono state inserite nel programma del Filo d’Argento). In ogni caso per le telefonate in entrata – espressione di un bisogno concreto e immediato - si passa da 137.000 chiamate del 2011 a 207.000 del 2014, con un’esplosione dei servizi collegati che, come già detto sopra, vanno da 340.832 del 2011 a 506.274 del 2014, quindi più del 45%.
È interessante notare come anche i dati del questionario evidenzino il valore e l’importanza che i soci e i volontari riconoscono alla telefonia. Infatti, pur considerandola come una delle attività più significative, il 21% degli stessi ritiene che debba essere ancora migliorata.

Va in questo senso il pensiero di Auser Regionale che, dopo aver proposto alla Regione un ampliamento dei servizi legati alle telefonia, ha costituito una cabina di regia per progettare un modulo formativo ad ampio raggio.
I patti sottoscritti con le ASL, infatti, prevedevano una formazione che rafforzasse i comprensori e i punti d’ascolto attivi e soprattutto fornisse gli strumenti necessari per informare e sensibilizzare sulle nuove tematiche di attenzione - il gioco d’azzardo patologico, i maltrattamenti e le molestie, le truffe, la telefonia in uscita.

Utilizzando i fondi del progetto, il modello formativo progettato dalla cabina di regia e condiviso da un gruppo di formatori, con diverse professionalità ma con una base comune, è stato replicato almeno una volta in tutti i comprensori, arrivando così a formare fino ad oggi 468, ma bisogna considerare che alcuni corsi non si sono ancora chiusi e dunque raggiungeremo certamente l’obiettivo dei 500 volontari formati.
Punto di attenzione è stato quello di inserire insieme, nei percorsi formativi, volontari di telefonia e volontari dei servizi, volontari nuovi e volontari esperti, affinché si confrontassero e condividessero esperienze, problematiche, riflessioni e attenzione al proprio contesto territoriale.
La risposta è stata importante: la disponibilità e l’interesse dei volontari verso la proposta formativa, il loro desiderio di avere e mantenere nel tempo altre opportunità di informazione e di formazione sui temi che caratterizzano le attività del volontariato di Auser, sono il segno che abbiamo intrapreso un giusto percorso.

Infatti, il modello formativo ha prestato attenzione all’interdipendenza tra le soggettività dei partecipanti e l’organizzazione: si tratta dunque di un lavoro a supporto di temi centrali della nostra organizzazione.
Sono emerse domande in relazione a cosa sia Auser oggi, verso quali obiettivi sia rivolta, quali siano le nuove tipologie dei bisogni e, di conseguenza, quali siano gli interventi di volontariato da attuare: in sintesi, la formazione è azione organizzativa.

La nostra capacità propositiva, la presenza capillare nei territori, la nostra sensibilità e serietà nell’intercettare i bisogni sociali e i processi di cambiamento che li stanno riconfigurando sono ritenuti un importante fattore di coesione sociale, un po' l'emblema di quel Welfare attivo o meglio rigenerativo e di comunità da molti ricercato e auspicato come necessario per la tenuta dei legami comunitari e della qualità della vita dei cittadini e delle cittadine.

Scommettiamo su di un Welfare ripensato - non diminuito, come molti vorrebbero - ma ripensato negli attori e nelle risposte, che aiuti le persone ma ne favorisca anche, in quanto possibile, l'autonomia ed il progetto di vita.

Un Welfare universale oggi deve anche avere declinazione locale e carattere non solo assistenziale ma anche generativo e deve rispondere a bisogni materialissimi, ma anche a bisogni immateriali ma non per questo meno impellenti.


Penso allora ai pullmini che trasportano i disabili così come al progetto dello sportello per le donne maltrattate, i circoli culturali e le università della terza età, le consulenze legati alle fragilità alimentari, le miriadi di attività di socializzazione che ogni giorno consentono alle persone di stare insieme, a volte addirittura di reinserirsi nella società…
In quegli interventi vedo l’espressione tangibile dell’economia del dono, di quella gratuità di cui andiamo fieri.

Gratuità, vorrei sottolinearlo, che contribuisce non solo alla nostra reputazione, ma anche alla realizzazione delle persone che vengono nelle nostre sedi, alla pienezza di molte vite, sia di quelle che vengono aiutate che di quelle che aiutano, in uno scambio importante.

Volontarietà, economia del dono, partecipazione: sono valori forti in una società sempre più individualista, hanno a che fare con una democrazia matura di uomini e donne che vivono in modo attivo la propria libertà.

Il nostro compito, in questa sede, è di offrire a queste esperienze uno spazio sicuro e solido, non di soffocarle, bensì di farle crescere in un quadro organizzativo sempre più solido ed ordinato.

Grazie

Lella Brambilla
Presidente Auser Lombardia



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